Cari lettori,
qualche settimana fa ho ricevuto un messaggio da mia figlia Chiara in pieno panico:
il telefono le era caduto per terra, lo schermo si era rotto e molte funzioni non rispondevano più.
La sua domanda, subito dopo, è stata:
“Mamma… sei arrabbiata?”
La mia risposta l’ha spiazzata:
“Arrabbiata? Io sono pronta ai festeggiamenti e ai fuochi d’artificio!”
(Lo pensavo davvero.)
Passato il primo momento di agitazione, è successo qualcosa che non mi aspettavo.
Nei giorni successivi Chiara mi ha confessato:
“Mamma, mi sento liberata. Non mi accorgevo di quanto mi stancasse.”
E da lì… la magia.
L’ho vista cambiare davanti ai miei occhi:
- ha ricominciato a disegnare
- è più socievole
- ha voglia di uscire
- sorride di più
- è meno scontrosa, meno chiusa, più leggera
Le ho chiesto:
“Ti manca il telefono?”
La risposta è arrivata sicura:
“No.”
Non serve aggiungere molto altro.
A volte crediamo che i ragazzi non possano vivere senza schermi, senza notifiche, senza quel flusso continuo che li risucchia ogni giorno.
Ma poi accade qualcosa — anche un incidente sfortunato — che apre una porta che loro stessi non riuscivano ad aprire da soli.
E ci accorgiamo che dietro un telefono spento c’è un mondo che riprende spazio.
E che loro, spesso, hanno solo bisogno di un piccolo “crack” per respirare di nuovo.
Forse non dovremmo aspettare che sia un vetro rotto a ricordarci quanto sia preziosa la libertà dalla pressione digitale.
Forse potremmo iniziare prima, insieme.
A presto!
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