ho deciso di candidarmi al Premio Eurointerim Ispirazione Donna 2026, un riconoscimento dedicato alle donne che si distinguono per resilienza, impatto sociale e passione nella vita, nel lavoro e nella comunità.
Non l'ho fatto per ricevere un premio, ma per dare visibilità a una causa che porto avanti ogni giorno: la tutela dei bambini e dei ragazzi nell'era digitale.
Negli ultimi anni ho fondato IoStaccoLaSpina APS, un'associazione che aiuta famiglie, scuole e istituzioni ad affrontare temi sempre più urgenti come cyberbullismo, violenza online, dipendenze tecnologiche, isolamento sociale, uso precoce degli smartphone e benessere digitale.
Attraverso incontri nelle scuole, convegni istituzionali, attività di sensibilizzazione e progetti educativi, lavoriamo per costruire una cultura della presenza, dell'ascolto e della consapevolezza, affinché la tecnologia resti uno strumento e non diventi una dipendenza.
Questa candidatura rappresenta il riconoscimento di un percorso costruito con passione, spesso tra difficoltà e ostacoli, ma sempre con la convinzione che il cambiamento sia possibile quando si mettono al centro le persone.
Se il mio impegno e il lavoro di IoStaccoLaSpina hanno un valore per voi, vi chiedo di sostenermi.
Se sarò selezionata tra le finaliste, sarà possibile votarmi sul sito ufficiale del Premio Donna e Lavoro: https://www.donna-lavoro.it
Grazie a chi vorrà accompagnarmi in questo percorso e contribuire a dare visibilità a un tema che riguarda il futuro di tutti noi: quello delle nuove generazioni.
l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV non è soltanto un documento rivolto ai cattolici. È una riflessione che parla all’intera società e che affronta una delle sfide più importanti del nostro tempo: il rapporto tra essere umano, tecnologia e intelligenza artificiale.
Come associazione IoStaccoLaSpina APS, impegnata quotidianamente nella promozione del benessere digitale e nella tutela delle nuove generazioni, abbiamo letto con particolare attenzione questo testo perché affronta molte delle questioni che da anni portiamo all’attenzione di famiglie, scuole e istituzioni.
Il messaggio centrale dell’enciclica è semplice quanto potente: la tecnologia deve rimanere al servizio dell’essere umano e non il contrario.
Papa Leone XIV invita a non confondere mai l’intelligenza artificiale con l’intelligenza umana. I sistemi digitali possono elaborare dati, generare contenuti, simulare conversazioni e svolgere compiti complessi, ma non conoscono l’esperienza umana. Non provano emozioni, non costruiscono relazioni, non sperimentano il dolore, l’amore, l’amicizia o la responsabilità.
Una riflessione che assume un significato ancora più profondo in un’epoca in cui molti adolescenti trascorrono gran parte della propria vita online, affidando sempre più spesso ai dispositivi digitali il ruolo di compagnia, intrattenimento e persino supporto emotivo.
L’enciclica richiama infatti il rischio di una progressiva sostituzione delle relazioni autentiche con interazioni mediate dalla tecnologia. Un tema che osserviamo quotidianamente nei nostri progetti educativi: ragazzi sempre più connessi e, allo stesso tempo, sempre più soli.
Particolarmente significativa è l’attenzione che il Pontefice dedica ai bambini e agli adolescenti. Citando studi e ricerche scientifiche, evidenzia come un’esposizione precoce e non supervisionata a smartphone, social network e piattaforme digitali possa incidere negativamente sul sonno, sulla capacità di attenzione, sulla regolazione delle emozioni e sullo sviluppo delle relazioni sociali.
Si tratta di problematiche che oggi non possono più essere considerate marginali. Sempre più giovani costruiscono la propria autostima attraverso like, visualizzazioni e approvazione digitale, mentre algoritmi progettati per catturare attenzione influenzano comportamenti, emozioni e percezione di sé.
Papa Leone XIV sottolinea inoltre che nessuna innovazione tecnologica può mettere in discussione la dignità della persona. Un principio fondamentale che dovrebbe guidare ogni scelta politica, educativa e culturale.
Non è l’essere umano che deve adattarsi agli algoritmi, ma la tecnologia che deve rispettare i bisogni dell’essere umano.
L’enciclica affronta anche il tema del lavoro, ricordando che l’efficienza non può diventare l’unico criterio attraverso cui valutare il progresso. In un mondo sempre più automatizzato, il valore della persona non può essere misurato esclusivamente attraverso la produttività o le prestazioni.
Ma forse il passaggio più attuale è quello in cui il Pontefice richiama la metafora della Torre di Babele. Una società che insegue il progresso senza interrogarsi sulle conseguenze rischia di perdere il senso del limite, della responsabilità e della propria umanità.
È un richiamo che riguarda direttamente anche il dibattito sull’intelligenza artificiale. Oggi disponiamo di strumenti straordinari, ma la vera domanda non è cosa la tecnologia sia in grado di fare. La vera domanda è cosa vogliamo diventare noi.
Come IoStaccoLaSpina APS crediamo che il futuro non debba essere costruito attorno alla centralità degli algoritmi, ma attorno alla centralità della persona.
Per questo continuiamo a promuovere una cultura digitale fondata sulla consapevolezza, sull’educazione e sul benessere relazionale. Perché il progresso non si misura dalla velocità delle macchine, ma dalla capacità di preservare ciò che ci rende umani.
E forse il messaggio più importante che emerge da Magnifica Humanitas è proprio questo: nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la vera innovazione sarà continuare a coltivare empatia, relazioni, ascolto e umanità.
Perché nessun algoritmo potrà mai sostituire uno sguardo, una carezza, una presenza autentica o l’amore che tiene unite le persone.
viviamo in un'epoca in cui l'accesso ai contenuti è immediato, continuo e praticamente inesauribile. Basta un movimento del dito per passare da un video divertente a una notizia drammatica, da una sfida virale a una pubblicità, da un contenuto educativo a uno completamente irrilevante.
Questa modalità di fruizione, ormai diventata la normalità per milioni di bambini e adolescenti, sta modificando profondamente il rapporto con l'attenzione, le emozioni e il tempo.
Noi di IoStaccoLaSpina APS osserviamo quotidianamente questo fenomeno nelle scuole, nei laboratori con i ragazzi e negli incontri con le famiglie. Sempre più genitori raccontano la stessa difficoltà: figli incapaci di staccarsi dallo schermo, irritabili quando viene richiesto loro di interrompere l'utilizzo del cellulare, poco tolleranti all'attesa, alla noia e alle attività che richiedono concentrazione prolungata.
Il problema non riguarda soltanto i contenuti che vengono visualizzati, ma soprattutto il modo in cui vengono consumati.
Lo scrolling continuo abitua il cervello a ricevere stimoli nuovi in maniera costante. Ogni video, ogni immagine, ogni notifica rappresenta una piccola novità che richiama immediatamente l'attenzione. Nel tempo, questo meccanismo può rendere più difficile mantenere la concentrazione su attività che richiedono impegno, riflessione e continuità, come studiare, leggere un libro, seguire una conversazione o praticare uno sport.
Parallelamente, molti bambini e adolescenti stanno crescendo in ambienti digitali che offrono gratificazioni immediate. Like, visualizzazioni, notifiche e contenuti sempre nuovi rischiano di alimentare un bisogno costante di stimolazione che rende meno attraenti le esperienze della vita reale, dove i risultati richiedono tempo, pazienza e perseveranza.
È importante però evitare semplificazioni.
La tecnologia non è il nemico.
Smartphone, tablet e piattaforme digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e continueranno a farlo. Il vero tema è educare ad un utilizzo equilibrato e consapevole.
Per questo motivo il ruolo degli adulti è fondamentale.
I bambini imparano osservando. Se il cellulare è sempre presente durante i pasti, le conversazioni o i momenti familiari, sarà difficile convincerli che esistono momenti in cui la connessione può essere messa da parte.
Occorre creare regole semplici e coerenti:
niente smartphone durante i pasti;
niente schermi prima di dormire;
momenti dedicati alla lettura, allo sport e alle relazioni;
dispositivi lontani durante lo studio;
attività condivise che favoriscano il dialogo e la presenza reciproca.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la capacità di stare nella noia.
La noia non è un problema da eliminare. È uno spazio prezioso in cui nascono creatività, immaginazione e autonomia. Quando ogni momento libero viene riempito automaticamente da uno schermo, i ragazzi perdono l'occasione di sviluppare risorse interiori fondamentali.
Come associazione continuiamo a sostenere un principio semplice: non possiamo eliminare il digitale dalla vita dei nostri figli, ma possiamo evitare che la vita dei nostri figli dipenda dal digitale.
Educare all'equilibrio significa aiutare bambini e adolescenti a scoprire che esiste un mondo ricco di esperienze, passioni, amicizie e opportunità anche oltre lo schermo.
nel mondo di
oggi, sempre più connesso e veloce, bambine, bambini e adolescenti crescono
immersi in ambienti digitali che accompagnano ogni momento della giornata.
Smartphone, tablet, videogiochi e piattaforme online non sono più strumenti
occasionali, ma parte integrante della vita quotidiana fin dai primi anni.
In questo
scenario, anche le modalità di relazione, i tempi di attenzione e l’esperienza
stessa dell’infanzia stanno cambiando. Molte famiglie si trovano ad affrontare
una sfida concreta: trovare un equilibrio tra tecnologia, tempo condiviso e
relazione autentica. Il digitale, infatti, può diventare una soluzione
immediata nella gestione quotidiana, rischiando però di trasformarsi in
intrattenimento passivo se non accompagnato da una presenza consapevole.
Il tema
della Giornata Internazionale del Gioco, “Proteggere il gioco, proteggere
l’infanzia”, richiama l’importanza del gioco come elemento fondamentale per lo
sviluppo di creatività, competenze sociali e benessere. Tuttavia, le
opportunità di gioco libero si stanno progressivamente riducendo a causa dei
ritmi quotidiani, degli spazi limitati e della crescente presenza del digitale.
La tecnologia non è di per sé un ostacolo: può diventare una risorsa se
utilizzata in modo adeguato e accompagnato. Questo richiede una particolare
attenzione soprattutto nei primi anni di vita, quando lo sviluppo si fonda
sulle relazioni reali. È quindi importante introdurre il digitale gradualmente,
privilegiare contenuti di qualità e mantenere limiti chiari, affinché non
sostituisca esperienze essenziali come il movimento, il riposo e le relazioni.
Promuovere
una nuova cultura educativa significa quindi non demonizzare la tecnologia, ma
guidarne l’uso, aiutando le famiglie a costruire un equilibrio in cui il gioco,
digitale e non, diventi opportunità di relazione, scoperta e crescita. Per
questo, in occasione della Giornata Internazionale del Gioco, l’invito dell’UNICEF
Italia e di IoStaccoLaSpina Aps è semplice: ritagliamoci del tempo per
giocare insieme ogni giorno!
Di seguito
alcune proposte per accompagnare un’esperienza di gioco digitale equilibrata e ricca di significato,
che rafforzi la relazione e stimoli la curiosità, rispettando i bisogni delle
diverse età.
0-2 ANNI: RELAZIONE E PRIME ESPERIENZE
Playlist dei
Ricordi Felici
Ascoltate le
canzoni che vi piacciono, associandole a momenti significativi e routine
quotidiane. Il digitale diventa un supporto alla relazione, non una
distrazione. Focus: ritualità e legame affettivo Obiettivi: memoria emotiva, sicurezza, connessione familiare
2-5 ANNI:
SCOPERTA GUIDATA E CREATIVITÀ
Caccia al
Tesoro Digitale
Cercate e
fotografate insieme elementi del mondo reale, ad esempio qualcosa di morbido,
un oggetto che fa sorridere, un elemento legato alla natura. Il telefono
diventa uno strumento per esplorare, non per sostituire l’esperienza.
Focus: esplorazione attiva e condivisa
Obiettivi: attenzione, curiosità, osservazione
Registi per
un Giorno
Create
insieme un breve video di una passeggiata, di una storia inventata o di un
gioco. Più che il risultato, conta il tempo trascorso insieme. Focus: partecipazione e co-creazione
Obiettivi: collaborazione, ascolto, memoria condivisa
6–10 ANNI:
CONSAPEVOLEZZA E PARTECIPAZIONE
Missione
“Supereroi della Realtà”
Scegliete
una missione senza schermi, ad esempio costruire una struttura a molti piani,
aiutare qualcuno, e usate il digitale solo alla fine per raccontare
l’esperienza. Focus: esperienza reale prima del digitale Obiettivi: autonomia, problem solving, relazione
Detective
Digitale
Guardate
insieme un contenuto e analizzatelo insieme, ponendovi semplici domande: è
reale? Chi lo ha creato? Perché ci colpisce? Focus: uso critico della tecnologia Obiettivi: pensiero critico, educazione ai media, consapevolezza
DAI 10 ANNI
IN SU: RESPONSABILITÀ E USO CONSAPEVOLE
Creator di
Gentilezza
Create
contenuti multimediali dal contenuto positivo da condividere con familiari e
amici. Focus: digitale come strumento di relazione Obiettivi: empatia, cittadinanza digitale, connessioni significative
Seguite i passaggi seguenti per aiutare vostro figlio a trovare un equilibrio nel tempo trascorso davanti allo schermo, a beneficio del suo benessere.
1. Scopri il "perché"
Parla con tuo figlio per capire perché passa così tanto tempo online. Potrebbe semplicemente avere difficoltà a staccare la spina. Routine e limiti possono essere d'aiuto.
Tuttavia, se tuo figlio fa un uso eccessivo dei dispositivi per gestire l'ansia o la depressione, o per evitare i conflitti, dovrai offrirgli un supporto aggiuntivo, come la terapia o attività per il benessere.
2. Impostare controlli e limiti
Create un accordo familiare per responsabilizzare tutti i membri della famiglia. Stabilite delle zone senza schermi che tutti dovranno rispettare e utilizzate dei timer visivi per rafforzare le regole concordate.
Utilizza i controlli parentali per il tempo di utilizzo dello schermo per far rispettare questi limiti.
3. Reindirizzare la loro attenzione
Introdurre limiti al tempo trascorso davanti allo schermo potrebbe generare conflitti, ma avere a disposizione alternative per i momenti senza schermi può essere d'aiuto.
Potrebbe trattarsi di andare al parco, cimentarsi in un nuovo hobby o progetto artistico, praticare uno sport insieme o qualsiasi altra attività che possa piacere a vostro figlio.
4. Cambia te stesso come modello
Anche per i genitori è facile perdere di vista il tempo che i figli trascorrono davanti allo schermo. Se state riducendo il tempo che i vostri figli passano davanti allo schermo, riducete anche il vostro.
Racconta a tuo figlio le scelte che fai e anche i tuoi errori, per fargli capire che l'importante è provarci, non essere perfetti.
5. Parlate del tempo che trascorrono davanti allo schermo
Chiedi loro come trascorrono il tempo con i dispositivi. Cosa apprezzano? Cosa vorrebbero di meno/di più?
Adatta i limiti man mano che crescono, in base a queste conversazioni e alle loro esigenze in continua evoluzione.
Cosa fare dopo?
Quando si modificano i limiti di tempo di utilizzo dello schermo, è lecito aspettarsi discussioni e potenziali crisi di nervi. Sarà necessario essere resilienti e coerenti affinché il cambiamento abbia successo.
Alcuni bambini con bisogni speciali potrebbero aver bisogno di maggiore supporto rispetto ad altri per acquisire nuove abitudini relative al tempo trascorso davanti allo schermo. Questo processo potrebbe richiedere diversi mesi, quindi la pazienza è fondamentale.
ci sono ragazzi che non urlano mai il proprio dolore. Non fanno scena. Non rompono nulla. Non chiedono aiuto in modo evidente. Continuano a vivere apparentemente come tutti gli altri: vanno a scuola, scorrono video, rispondono ai messaggi, pubblicano fotografie, sorridono quando serve.
Eppure, lentamente, stanno scomparendo dentro sé stessi.
Forse il problema più grande della nostra epoca è proprio questo: abbiamo imparato a riconoscere soltanto il dolore che fa rumore. Tutto il resto ci scivola davanti agli occhi come contenuto da consumare velocemente. Anche la sofferenza è diventata qualcosa che osserviamo senza fermarci davvero.
Molti adulti oggi sono convinti che i ragazzi stiano semplicemente attraversando “una fase”. Pensano che l’isolamento sia normale adolescenza, che chiudersi in camera sia solo bisogno di privacy, che stare ore davanti a uno schermo sia ormai inevitabile. E invece, troppo spesso, quei comportamenti sono linguaggi silenziosi che nessuno sta più ascoltando.
Perché gli adolescenti di oggi parlano in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti. Comunicano attraverso assenze improvvise, stanchezza cronica, silenzi durante la cena, occhi persi nel vuoto mentre scorrono continuamente lo schermo del telefono. Parlano attraverso l’ansia di controllare notifiche ogni pochi minuti, attraverso il bisogno ossessivo di sentirsi cercati, visti, considerati.
Il dramma è che viviamo in una società sempre più incapace di interpretare questi segnali.
Siamo immersi in una cultura della velocità dove tutto deve essere immediato: le relazioni, le emozioni, perfino l’empatia. Ci abituiamo a vedere continuamente il dolore degli altri online senza riuscire più a sentirlo davvero. Scorriamo tragedie, umiliazioni, crisi emotive come se fossero parte normale del paesaggio digitale. E così anche i ragazzi finiscono per convincersi che la propria sofferenza non sia abbastanza importante da meritare attenzione.
La verità è che molti adolescenti oggi crescono dentro una pressione emotiva costante che gli adulti spesso sottovalutano. Non vivono semplicemente “con” i social network: vivono “dentro” i social network. Per un adulto il digitale può essere uno strumento; per un ragazzo, invece, è il luogo in cui si costruisce il proprio valore sociale.
È lì che ci si confronta continuamente con vite apparentemente perfette. È lì che si misura la propria popolarità. È lì che si cerca approvazione. È lì che si teme l’esclusione.
Ogni giorno migliaia di ragazzi aprono gli occhi sentendosi già in ritardo rispetto a qualcun altro. Qualcuno più bello, più seguito, più felice, più desiderato. E anche quando sanno razionalmente che molte immagini sono filtrate, costruite o artificiali, emotivamente continuano comunque a sentirsi inferiori.
Questo confronto continuo produce una stanchezza invisibile ma devastante.
Non è solo tristezza. È una lenta erosione dell’identità. I ragazzi iniziano a dubitare di sé stessi, del proprio corpo, delle proprie capacità relazionali, della propria importanza nel mondo. Molti smettono di sentirsi sufficienti senza riuscire nemmeno a spiegare il perché.
E intanto gli adulti continuano spesso a ripetere la stessa frase: “Basta spegnere il telefono.”
Ma il problema non è il dispositivo.
Il problema è il vuoto che resta quando lo schermo si spegne.
Perché molti adolescenti non sanno più dove trovare sé stessi al di fuori della connessione continua. Il digitale ha occupato progressivamente gli spazi del silenzio, della noia, dell’attesa, della riflessione personale. Eppure erano proprio quelli gli spazi in cui, un tempo, si costruiva l’equilibrio emotivo.
Oggi, invece, il silenzio spaventa. La disconnessione genera ansia. Restare soli con i propri pensieri diventa quasi insopportabile.
Noi di IoStaccoLaSpina APS lo vediamo quotidianamente nei laboratori con adolescenti e famiglie. Dietro molti comportamenti che gli adulti interpretano come superficialità, svogliatezza o dipendenza tecnologica, esiste spesso un disagio molto più profondo: paura di non essere abbastanza, difficoltà nel creare relazioni autentiche, senso di isolamento emotivo, bisogno disperato di riconoscimento.
Molti ragazzi non cercano visibilità. Cercano tregua.
Vorrebbero qualcuno capace di guardarli davvero senza giudicarli immediatamente. Qualcuno disposto a fermarsi, ad ascoltare, a cogliere quei segnali silenziosi che oggi vengono ignorati da una società troppo distratta per accorgersi della sofferenza degli altri.
Perché forse il punto più doloroso è proprio questo: il problema non è soltanto la tecnologia, ma l’indifferenza con cui abbiamo imparato a convivere.
Abbiamo normalizzato tutto. L’umiliazione pubblica. La derisione online. Il cinismo trasformato in intrattenimento. La cattiveria usata per ottenere attenzione. Abbiamo creato ambienti digitali dove l’empatia viene spesso percepita come debolezza e dove l’esposizione costante ha reso i ragazzi emotivamente vulnerabili come mai prima.
E nel frattempo continuiamo a chiedere loro di essere forti.
Ma nessuno può crescere serenamente in un mondo dove si sente continuamente osservato, giudicato e sostituibile.
Forse dovremmo iniziare a farci una domanda diversa. Non soltanto cosa stia accadendo ai ragazzi, ma cosa stia accadendo agli adulti. Perché una società che non riesce più ad accorgersi del dolore silenzioso delle proprie nuove generazioni è una società che sta lentamente perdendo il contatto con la propria umanità.
E forse, prima che sia troppo tardi, dovremmo tornare tutti a imparare qualcosa che sembra banale ma non lo è affatto: guardare davvero chi abbiamo davanti.
Perché il disagio dei ragazzi raramente urla. Si nasconde nei silenzi, nelle stanze chiuse, negli occhi stanchi di chi continua a dire “sto bene”.
E mentre il mondo corre, commenta e scorre tutto velocemente, loro spesso restano soli a combattere battaglie che nessuno vede.
Forse non hanno bisogno di adulti che li controllino di più. Hanno bisogno di adulti che li ascoltino davvero.
Perché nessun ragazzo dovrebbe sentirsi così solo in mezzo a un mondo pieno di persone.
la trasformazione digitale ha portato opportunità straordinarie, ma ha anche aperto la strada a nuove forme di abuso, controllo e violenza che colpiscono in modo particolare donne e adolescenti.
Per rispondere a questa emergenza sempre più diffusa, IoStaccoLaSpina APS ha firmato un Protocollo d’Intesa con ASL Roma 3 finalizzato alla realizzazione di Sportelli di Ascolto dedicati alla prevenzione e al contrasto delle violenze digitali nei Municipi X e XI di Roma.
Si tratta di un risultato importante che nasce dalla consapevolezza che la violenza oggi non si manifesta soltanto nei luoghi fisici, ma anche attraverso smartphone, social network, piattaforme di messaggistica e strumenti digitali utilizzati quotidianamente da milioni di persone.
Controllo costante del partner attraverso applicazioni e geolocalizzazione, molestie online, revenge porn, diffusione non autorizzata di immagini, cyberbullismo, ricatti digitali, furto di identità e forme di pressione psicologica esercitate attraverso la rete rappresentano fenomeni sempre più frequenti e spesso difficili da riconoscere.
Molte vittime non sanno a chi rivolgersi. Altre minimizzano quanto stanno vivendo. In molti casi il disagio emerge solo quando le conseguenze emotive, relazionali o psicologiche sono già profonde.
Gli sportelli che verranno attivati grazie a questo protocollo intendono offrire un punto di riferimento stabile per donne, ragazze, famiglie e cittadini, fornendo ascolto, orientamento e supporto attraverso una rete integrata tra sanità, istituzioni e territorio.
Per IoStaccoLaSpina APS questo accordo rappresenta anche un importante riconoscimento del lavoro svolto negli ultimi anni sul tema del benessere digitale, della prevenzione delle fragilità online e della tutela delle persone negli ambienti digitali.
L’obiettivo è contribuire alla costruzione di una cultura digitale più consapevole, nella quale la sicurezza, il rispetto e la dignità della persona siano considerati elementi centrali tanto quanto l’innovazione tecnologica.
La firma del protocollo rappresenta un primo passo concreto verso la realizzazione di servizi permanenti capaci di intercettare il disagio, prevenire situazioni di rischio e offrire strumenti di protezione alle persone più vulnerabili.
La violenza digitale esiste. Riconoscerla, prevenirla e contrastarla è una responsabilità collettiva.
Da oggi, grazie a questa collaborazione con ASL Roma 3, abbiamo uno strumento in più per farlo.