lunedì 26 febbraio 2024

Ragazzi online per tre mesi l'anno: la dipendenza digitale in crescita

 





Ragazzi online per tre mesi l'anno: la dipendenza digitale in crescita

Cari lettori,

I ragazzi trascorrono online oltre 5 ore al giorno. Poche regole ed educazione digitale

I punti chiave

Una percentuale considerevole di ragazzi (82%) trascorre oltre 5 ore al giorno davanti agli schermi, incluso il tempo dedicato a telefoni, computer e smart Tv. Ciò suggerisce che otto giovani su 10 del campione intervistato dedica una porzione significativa della giornata all’interazione con dispositivi digitali calcolata in circa 3 mesi interi all’anno. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Osservatorio scientifico della non profit “Movimento Etico Digitale”, diffusa in occasione del Safer Internet Day (6 febbraio) voluto dall’Unione Europea per riflettere sull’uso consapevole degli strumenti tecnologici.

Tentativi di ridurre il tempo online

L’indagine nel 2023 ha raggiunto oltre 20mila studenti e 10mila genitori in tutta Italia per diffondere consapevolezza sulle opportunità e i rischi del web. Oltre la metà dei giovani (55,1%) ha tentato di ridurre il proprio utilizzo di internet. Questo è anche un indicatore di una crescente consapevolezza del rischio di dipendenza dai media digitali. Il fatto che il 30,1% riconosca il bisogno di moderare l’uso di internet ma non abbia ancora agito in proposito, - si legge nella nota diffusa dall’associazione - potrebbe segnalare la difficoltà di interrompere comportamenti abituali, nonostante la consapevolezza dei loro effetti. Il 14,8% che non sente il bisogno di limitare il proprio utilizzo di internet potrebbe indicare una varietà di motivi che vanno da una gestione equilibrata del tempo online alla totale mancanza di percezione del problema.

 

«La sfida educativa è duplice: da un lato è necessario aumentare la consapevolezza dell’impatto che hanno i device nella nostra vita, dall’altro è fondamentale fornire ai giovani delle alternative di utilizzo. Spesso si dà per scontato che la Generazione Z conosca una serie di esperienze offline che gli adulti hanno vissuto alla loro età. Inoltre di frequente i giovani hanno difficoltà a trovare dei momenti in cui staccare la spina dal digitale».


QUANTE ORE AL GIORNO ONLINE


 

Verso una maggiore consapevolezza

Rispetto le percezioni e i comportamenti dei giovani in relazione all’uso dei dispositivi digitali, la maggior parte dei giovani (60,8%) riconosce che un uso eccessivo dei device può influenzare la salute sia mentale che fisica, una consapevolezza che evidenzia la comprensione dei rischi associati alla vita eccessivamente online. Quando si tratta di sentirsi dipendenti da questi dispositivi, il 27,4% non si percepisce come tale, mentre una porzione significativa riconosce una certa dipendenza: il 24,3% in modo moderato e il 44,5% in modo leggero.


La consapevolezza della dipendenza, anche se percepita a livelli bassi o moderati, è un segnale importante che può stimolare riflessioni e discussioni sulla gestione del tempo schermo. Relativamente al legame tra l’uso dei dispositivi digitali e la propria vita sociale, la maggioranza del 57,4% non crede che ci sia un impatto negativo, mentre il 31,1% ritiene che l’influenza sia lieve. Un minoritario 9,6% avverte un effetto moderato e solo il 2% percepisce un impatto grave sulla propria vita sociale.

 

«La maggior parte dei giovani si sente fiduciosa nella propria capacità di bilanciare l’uso del digitale con la vita sociale. Tuttavia, la presenza di una percentuale che avverte un impatto negativo suggerisce la necessità di un dialogo aperto e di iniziative educative mirate a promuovere un utilizzo consapevole dei dispositivi digitali».

Cresce la voglia di relazioni face-to-face

Circa metà del campione (47,4%) preferisce interagire faccia a faccia, trovando valore nell’immediatezza e nella connessione personale. Un’altra porzione quasi equivalente (46,7%) opta per i social media, apprezzando la facilità e l’ampio raggio di connessioni che la tecnologia offre. Questo dimostra come la vita digitale e quella reale siano entrambe centrali nelle interazioni quotidiane dei ragazzi. Interessante è anche osservare le minoranze: il 5% dei giovani che non mostra interesse nella comunicazione con gli altri potrebbe riflettere una varietà di motivazioni, da una possibile sensazione di sovraccarico informativo a un bisogno di privacy o di introspezione. Il 2% che comunica esclusivamente attraverso i social media evidenzia un ulteriore aspetto della nostra era digitale, dove alcune persone possono sentirsi più a loro agio o forse più efficaci nell’esprimersi in un contesto virtuale.

Infine, l’87,5% dei giovani si sentirebbe in grado di passare una settimana senza internet solo in compagnia degli amici, suggerendo che le relazioni sociali dirette possono essere un forte deterrente alla dipendenza digitale e un richiamo verso le interazioni umane. Tuttavia, la minoranza (12,5%) che non si sente capace di staccarsi anche in presenza di amici mostra quanto profondamente la connettività sia intrecciata nella vita quotidiana di alcuni giovani.

Questi dati illustrano la necessità di continuare a sviluppare delle attività di educazione digitale gratuitamente in tutta Italia. Per questo è importante lanciare la campagna #equilibridigitali che vuole promuovere proprio un maggiore bilanciamento tra online e offline.

Instagram il social più usato

Instagram (76,9%), TikTok (67.3%) e Youtube (73,1%) rimangono i social media più utilizzati tra gli studenti tra i 12 e i 18 anni in Italia, evidenziando un bisogno di espressione personale e di consumo di contenuti che va oltre la semplice comunicazione. Per quest’ultima, infatti, ci pensa WhatsApp che mantiene alta la sua popolarità con il 90,4% dei ragazzi che lo utilizza quotidianamente per comunicazioni interpersonali immediate e dirette. 

L’utilizzo di piattaforme come Discord (16,6%), Snapchat (31,2%) e Telegram (17,5%) può indicare una preferenza per ambienti più ristretti e focalizzati, dove le comunità di interesse giocano un ruolo chiave.Twitch (15%) e X (Twitter) (9,8%), con la loro natura di nicchia, suggeriscono un pubblico più specifico interessato a contenuti live e a discussioni su temi attuali.

Facebook (7,5%) è sempre in continuo calo e questo dimostra una marcata tendenza dei più giovani ad abbandonare questa piattaforma in quanto connotata come ambiente digitale popolato da adulti quali genitori o insegnanti. La bassa percentuale di utilizzo di LinkedIn (2,1%) è prevedibile, considerando la giovane età del campione e l’orientamento maggiormente professionale della piattaforma. Tuttavia, l’esigua attenzione da parte degli adolescenti “più grandi” verso LinkedIn rappresenta un’occasione mancata: un impiego precoce e strategico di questo strumento potrebbe offrire ai giovani italiani un vantaggio competitivo significativo in un contesto lavorativo e professionale, sia a livello nazionale che internazionale.

Gli adulti non sono buone guide

Il 66,9% degli intervistati afferma di non avere controlli sull’utilizzo dei social, dato aumentato di un ulteriore punto in percentuale rispetto allo scorso anno. Solo il 33,1% dichiara di avere delle regole e di questi abbiamo indagato la tipologia di regole raggruppandole in cinque macro categorie. Il 40% presenta restrizioni sull’orario e sulla durata dell’uso dei dispositivi, il 25% si riferisce a restrizioni relative all’utilizzo di specifici social media o applicazioni (come ad esempio Instagram, TikTok, WhatsApp) e il 15% riguarda l’ambito della privacy, della sicurezza e dei contenuti relativamente a informazioni personali, foto senza consenso o contenuti non adatti o pericolosi. Infine, un 10% include le risposte che menzionano il controllo diretto dei genitori sull’uso dei dispositivi, come l’uso di strumenti di monitoraggio come Google Family Link o il controllo regolare dei dispositivi e delle chat. Un ultimo 10% comprende regole che sottolineano l’importanza di utilizzare i dispositivi e i social media in modo consapevole e responsabile, come ad esempio non utilizzare dispositivi durante i pasti o lo studio.

I neuropsichiatri: «Servono regole condivise»

La Sinpia, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, sottolinea l’importanza dell’uso consapevole di Internet da parte di bambini e adolescenti e del ruolo attivo e responsabile dei genitori. Secondo i dati di un recente studio sulle “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”, realizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, emerge che nella popolazione scolastica tra 11 e 17 anni il rischio di disturbo da uso di videogiochi vede coinvolto ben il 12% degli studenti (circa 480mila studenti italiani). Il genere maschile è più colpito, con il 18% negli studenti delle secondarie di primo grado e il 13,8% negli studenti delle superiori; contro il 10,8% nelle scuole medie e il 5,5% nelle scuole superiori per le femmine. Rispetto all’età, la percentuale di rischio maggiore si rileva nelle scuole medie con il 14,3% dei ragazzi a rischio, mentre il dato scende al 10,2% alle superiori.

«È importante non demonizzare i videogiochi, poiché i videogiochi possono anche offrire opportunità uniche per l’apprendimento e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti, per favorire le abilità cognitive e sociali, offrendo occasioni di divertimento e la possibilità di creare scenari ricchi di fantasia. Allo stesso tempo è necessario essere consapevoli che un uso eccessivo o inappropriato dei videogiochi può avere un impatto negativo sulla salute mentale e sul benessere dei ragazzi, specialmente dei più piccoli».

A presto!

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