lunedì 14 settembre 2026

Social e algoritmi: e se tornassimo a scegliere noi cosa vedere?

 

Cari lettori,

per anni abbiamo parlato degli algoritmi dei social media come di qualcosa di inevitabile.

Entriamo in una piattaforma, scorriamo un feed e troviamo contenuti selezionati automaticamente sulla base delle nostre interazioni, delle nostre preferenze, del tempo che trascorriamo online e di ciò che potrebbe catturare maggiormente la nostra attenzione.

Ma cosa succederebbe se potessimo semplicemente scegliere?

Una nuova proposta normativa introduce un principio destinato a far discutere: dare agli utenti la possibilità di disattivare il feed personalizzato dagli algoritmi e tornare a visualizzare principalmente i contenuti delle persone e dei gruppi che hanno scelto di seguire.

Non è soltanto una questione tecnica.

È una questione di autonomia digitale.

L'idea alla base della proposta è semplice: l'utente dovrebbe poter decidere se affidarsi alle raccomandazioni automatiche della piattaforma oppure rinunciarvi.

In caso di disattivazione, il feed non verrebbe più costruito principalmente sulla base delle previsioni dell'algoritmo, ma sui contenuti degli account seguiti volontariamente.

È una differenza importante.

Perché oggi non scegliamo soltanto cosa guardare. Molto spesso è il sistema a scegliere cosa mostrarci per primo, cosa farci incontrare successivamente e cosa mantenere davanti ai nostri occhi più a lungo.

L'algoritmo non è necessariamente un nemico. Può aiutare a trovare informazioni, persone e contenuti di interesse.

Il problema nasce quando la personalizzazione diventa così pervasiva da rendere difficile distinguere tra una scelta realmente nostra e una scelta continuamente orientata dal sistema.

Dare la possibilità di disattivare il feed algoritmico significa quindi introdurre un principio molto concreto:

la personalizzazione non dovrebbe essere obbligatoria.

Non è soltanto una questione di adulti

La proposta va oltre la possibilità di scelta degli utenti.

Il progetto di riforma punta infatti a rafforzare il cosiddetto dovere di diligenza digitale, chiedendo alle piattaforme e ad altri servizi digitali di adottare misure più precise per proteggere i minori da alcuni rischi online.

Tra i contenuti indicati rientrano quelli pornografici, quelli che promuovono o incoraggiano i disturbi alimentari, i contenuti misogini, quelli che glorificano comportamenti criminali o pericolosi e quelli collegati a gravi danni alla salute mentale, compresi abuso e bullismo.

Il principio è significativo: la sicurezza dei minori non può dipendere soltanto dalla capacità del bambino o dell'adolescente di riconoscere un contenuto pericoloso.

La responsabilità deve essere condivisa.

Famiglie, scuola, istituzioni e piattaforme hanno ruoli diversi, ma tutti contribuiscono alla costruzione di un ambiente digitale più sicuro.

Il problema non è soltanto il contenuto, ma il modo in cui ci arriva

Un contenuto dannoso può essere problematico.

Ma può diventare ancora più problematico quando un sistema automatico lo individua, lo considera coinvolgente e continua a proporlo.

È qui che il tema degli algoritmi entra direttamente nel discorso sul benessere digitale.

Non dobbiamo chiederci soltanto:

"Questo contenuto è consentito?"

Dovremmo chiederci anche:

"Perché questo contenuto continua a comparire davanti a me?"

E ancora:

"Chi decide cosa vedrò dopo?"

Sono domande fondamentali in una società nella quale una parte sempre maggiore dell'informazione, dell'intrattenimento e delle relazioni passa attraverso sistemi di raccomandazione automatica.

Il diritto alla disconnessione può diventare anche diritto alla scelta

Siamo abituati a pensare alla disconnessione come alla possibilità di spegnere il dispositivo.

Ma forse esiste un'altra forma di disconnessione: disconnettersi dalla logica secondo cui dobbiamo necessariamente seguire ciò che l'algoritmo decide di mostrarci.

Avere un feed meno personalizzato potrebbe significare vedere meno contenuti costruiti per trattenerci e più contenuti scelti consapevolmente.

Non significa eliminare la tecnologia.

Significa recuperare una parte del controllo sul modo in cui la utilizziamo.

È lo stesso principio che accompagna da anni il lavoro di IoStaccoLaSpina APS: la tecnologia deve essere uno strumento, non diventare il nostro padrone.

Per i minori serve qualcosa in più

Per bambini e adolescenti, però, la possibilità di scegliere non è sufficiente.

Un minore non possiede necessariamente gli strumenti cognitivi, emotivi e critici necessari per comprendere perché un determinato contenuto continui a essere proposto, quale meccanismo lo abbia selezionato o quali interessi ci siano dietro quella raccomandazione.

Per questo la protezione deve andare insieme all'educazione.

Dobbiamo insegnare ai ragazzi a riconoscere la manipolazione, comprendere il funzionamento delle piattaforme, distinguere informazione e persuasione, riconoscere i meccanismi che alimentano il confronto sociale e capire quando un'esperienza digitale sta smettendo di essere positiva.

La vera alfabetizzazione digitale non consiste nel sapere soltanto usare una tecnologia. Consiste nel sapere quando usarla, come usarla e quando scegliere di non usarla.

Una possibile svolta culturale

La proposta rappresenta un passaggio interessante perché sposta il dibattito.

Per molto tempo abbiamo chiesto alle persone di adattarsi alle piattaforme.

Ora iniziamo a chiederci se debbano essere le piattaforme ad adattarsi maggiormente alle persone.

È una differenza culturale prima ancora che normativa.

Perché parlare di algoritmi significa parlare di attenzione, autonomia, salute mentale, informazione, relazioni e libertà di scelta.

E significa anche riconoscere che non tutto ciò che aumenta il tempo trascorso online coincide con il benessere dell'utente.

Il futuro digitale non dovrebbe essere quello in cui gli algoritmi diventano sempre più bravi a catturare la nostra attenzione.

Dovrebbe essere quello in cui diventiamo sempre più capaci di decidere a cosa vale la pena dare la nostra attenzione.

Perché staccare la spina non significa necessariamente uscire dal digitale.

A volte significa semplicemente riprendere in mano il telecomando delle nostre scelte.

A presto!

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