Cari lettori,
ogni inizio d’anno porta con sé nuove parole d’ordine. Nel
2026, il vocabolario del lavoro digitale si arricchisce di tre concetti chiave:
ansia da IA, quiet burnout e digital detox esperienziale.
Cosa c’entrano con le aziende e il benessere dei lavoratori? Moltissimo, se
osserviamo i dati.
Secondo una recente analisi di Spring Health, quasi la
metà degli adulti statunitensi (48,7 %) ha utilizzato negli ultimi dodici
mesi strumenti di intelligenza artificiale generativa per cercare supporto
psicologico. Tuttavia solo il 18,5 % di questo uso avviene su piattaforme
nate per la salute mentale. L’uso “off‑label” di chatbot espone a rischi di
privacy e di cattiva informazione, e alimenta una nuova forma di ansia: la AI anxiety,
che riguarda anche il lavoro. Un sondaggio citato nello stesso rapporto indica
che il 72 % degli adulti americani teme le conseguenze economiche dell’IA,
mentre il 47 % è preoccupato per la propria occupazione. Nel mondo
post-pandemia, l’incertezza tecnologica diventa una fonte di stress continua.
Accanto all’ansia da IA, emerge un altro fenomeno: il quiet
burnout. Si tratta di un esaurimento nascosto, in cui le persone sembrano
impegnate e produttive ma sono svuotate di energia. Gli esperti di
Spring Health prevedono che il 2026 sarà segnato da questa forma di
burnout silenzioso; il 57 % dei dipendenti dichiara che lo stress
lavorativo influisce negativamente sulla propria vita e almeno il 50 %
ammette di “quiet quitting”, ovvero fare il minimo indispensabile. In altre
parole, la sovraesposizione digitale continua a logorarci anche quando non ce
ne accorgiamo.
Come reagiscono le organizzazioni più lungimiranti? Le
tendenze di mercato mostrano un crescente investimento nel digital detox
esperienziale. Il mercato dei programmi di disconnessione (ritiri, app,
vacanze offline) valeva 2,7 miliardi di dollari nel 2025 e si stima che
raggiungerà 5,4 miliardi entro il 2033, con un tasso di crescita annuale
del 12,8 %. Non è un caso isolato: sempre più aziende includono giornate
senza schermo e retreat in natura come parte della formazione manageriale. Un
esempio arriva da Lost Shore, il più grande surf resort d’Europa, che
registra una forte domanda di eventi aziendali immersi nell’acqua. Qui, i team
manageriali scambiano la sala riunioni con la tavola da surf, sfruttando la Blue Health:
essere vicini all’acqua abbassa i livelli di cortisolo, migliora la creatività
e rafforza la coesione sociale. Queste esperienze offrono un reset fisico e
mentale che la cultura dell’“always on” non concede.
Cosa possiamo imparare da queste tendenze?
- Educare
sull’uso dell’IA: le aziende dovrebbero definire strumenti approvati e
fornire formazione su privacy e limiti degli assistenti virtuali. L’IA può
essere un supporto, ma non sostituisce la relazione umana.
- Riconoscere
e prevenire il quiet burnout: è fondamentale introdurre sondaggi
anonimi, incoraggiare micro-pause, permettere una reale disconnessione
fuori orario e formare i manager a riconoscere i segnali nascosti dello
stress.
- Favorire
detox esperienziali: organizzare giornate o settimane senza schermi,
ritiri in natura, attività sul mare o in montagna che permettano alle
persone di ricentrare energie e creatività. Studi sul Blue Health
mostrano come la vicinanza all’acqua migliori il benessere e le performance.
Noi di Io #StaccoLaSpina ci dedichiamo con cura nella progettazione di
attività di Team Building per i dipendenti, sono progetti
che fanno bene alla salute delle persone e di conseguenza alle aziende.
Con l’ansia da IA e il quiet burnout in aumento, il digital
detox non è più solo una moda, ma un investimento strategico nella salute dei
lavoratori e nella competitività delle aziende. Staccare davvero la spina,
soprattutto in un contesto naturale, diventa un modo per ridare valore al
tempo, recuperare fiducia nelle proprie capacità e affrontare il futuro
digitale con maggiore consapevolezza.
A presto!
.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento
Posta un commento