Cari lettori,
oggi vogliamo raccontarvi la storia di Maria Luisa Paola Basile e del suo modo di affrontare l'autismo di suo figlio Salvo nell'era dell'iperconnessione.
" Ogni mattina, prima ancora di pensare alla scuola o alla lista delle cose da fare, io guardo mio figlio e mi chiedo che tipo di mondo lo aspetta oggi. Un mondo fatto di rumori improvvisi, immagini troppo veloci, parole non sempre chiare. Un mondo che corre. E poi c’è il digitale. Che a volte sembra un alleato prezioso. Altre, un nemico silenzioso.
Essere madre di un bambino autistico significa vivere costantemente in equilibrio. Ogni scelta pesa un po’ di più, ogni decisione richiede attenzione, ogni strumento può diventare risorsa o ostacolo. Anche — e soprattutto — la tecnologia.
Le sfide tra digitale e autismo nella quotidianità
Il digitale non è neutro per i bambini nello spettro autistico. Può aiutare, ma può anche amplificare difficoltà già presenti: la rigidità, la dipendenza, l’isolamento, la disregolazione emotiva. E questo, da genitore, lo impari sulla tua pelle, giorno dopo giorno.
Mio figlio ama gli schermi perché sono prevedibili. Non cambiano tono di voce, non chiedono di interpretare uno sguardo, non sorprendono con reazioni impreviste. Nel digitale tutto è ordinato, ripetibile, controllabile. Ed è proprio questo il suo fascino. Ma anche il suo rischio.
Ho visto quanto facilmente uno schermo possa diventare un rifugio esclusivo. Quanto velocemente un tablet possa sostituire il gioco, la relazione, l’esperienza corporea. Ed è proprio osservando questa dinamica che ho compreso quanto sia necessario staccare la spina, non per negare la tecnologia, ma per restituirle il suo posto corretto nella vita di un bambino.
È da questa consapevolezza che nasce IoStaccoLaSpina, un progetto che mette al centro il benessere digitale delle persone e delle famiglie, e che invita a ripensare il rapporto con gli schermi partendo dalla vita reale, dalle relazioni e dai bisogni emotivi. Un approccio che, nel caso dell’autismo, diventa ancora più necessario e delicato.
Regole e strategie per un uso consapevole della tecnologia
Ho imparato che la prima regola è la presenza dell’adulto. Non esiste “lascio il tablet così si calma” senza conseguenze. Ogni strumento digitale va accompagnato, spiegato, condiviso. Guardare insieme un video, commentarlo, anticipare cosa succederà dopo. Trasformare lo schermo in un ponte, non in una barriera.
La seconda lezione è stata capire che non tutti i contenuti sono uguali. Applicazioni educative, agende visive digitali, giochi strutturati possono supportare comunicazione, autonomia e apprendimento. Ma video a scorrimento continuo, piattaforme iperstimolanti, suoni e colori eccessivi spesso aumentano agitazione, rigidità e dipendenza. Il cervello autistico, già molto sensibile agli stimoli, ha bisogno di ordine, non di bombardamento.
Poi c’è il tema del tempo. I bambini nello spettro faticano a percepire il passaggio da un’attività all’altra. Per questo il digitale va sempre inserito in una routine chiara, prevedibile, con inizio e fine ben definiti. Timer visivi, avvisi anticipati, rituali di chiusura aiutano a prevenire crisi e frustrazione. Spegnere uno schermo all’improvviso, senza preparazione, non è mai una buona idea.
Ma c’è una cosa che ho imparato più di tutte: lo schermo non deve mai diventare l’unico luogo in cui un bambino si sente competente. Il rischio più grande non è l’uso della tecnologia in sé, ma il fatto che diventi l’unico spazio in cui il bambino si sente al sicuro, capace, “bravo”. Per questo è fondamentale lavorare sull’equilibrio, alternando digitale e attività corporee, esperienze sensoriali guidate, movimento, natura e gioco concreto.
L’importanza della relazione oltre lo schermo
Il digitale può essere un valido supporto anche nella comunicazione: immagini, mappe, storie sociali digitali aiutano a spiegare il mondo, a ridurre l’ansia, a preparare ai cambiamenti. Ma non può sostituire la relazione. Mai. Un bambino autistico non ha bisogno di meno relazioni, ma di relazioni più chiare, più lente, più rispettose.
Da madre, so quanto sia facile sentirsi giudicati. So quanto spesso il tablet venga visto come una scorciatoia e quanta fatica ci sia dietro ogni scelta quotidiana. È anche per questo che progetti come IoStaccoLaSpina Aps provano a costruire una cultura digitale più inclusiva, che tenga conto della neurodiversità e dei bisogni reali delle famiglie, senza semplificazioni e senza colpevolizzazioni.
Il digitale non va demonizzato, ma nemmeno idealizzato. Va pensato. Strutturato. Umanizzato.
Crescere un figlio autistico nell’era digitale significa fare scelte consapevoli ogni giorno, accettare che non esistono soluzioni perfette ma equilibri possibili. Significa spegnere uno schermo e accenderne un altro: quello dello sguardo, dell’ascolto, della presenza reale.
E forse, in fondo, è proprio questo che i nostri figli stanno cercando di insegnarci: che il vero benessere digitale inizia quando torniamo ad essere davvero presenti".
A presto!

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